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Nymphenburg, il “castello delle ninfee” della Baviera

Il castello di Nymphenburg (letteralmente castello delle ninfee), a Monaco di Baviera, è stato il regalo che, nel 1664, il principe elettore Ferdinando Maria ha fatto alla moglie Enrichetta Adelaide di Savoia, in occasione della nascita dell’erede al trono Massimiliano Emanuele. Questi, a partire dall’inizio del XVIII secolo, se n’è occupato personalmente, facendo ampliare l’edificio.

castello di Nymphenburg

 

Il risultato è un capolavoro artistico e architettonico, diventato poi residenza estiva di molti regnanti, che erano affascinati anche dai 200 ettari di giardino che, nei secoli, è stato trasformato più volte, in base al gusto personale dei padroni.

Nymphenburg, costruzione e storia

I lavori per la costruzione, iniziati nella seconda metà del XVII secolo, seguiti da Enrichetta Adelaide di Savoia, si sono conclusi 25 anni più tardi, quando l’intero palazzo era quasi tutto completato. Dotato di un padiglione centrale, una chiesa, diversi annessi e un piccolo giardino, Nymphenburg è poi stato ampliato successivamente dal figlio della donna, Massimiliano Emanuele. Dopo l’aggiunta di due nuovi padiglioni collegati da gallerie, ha dovuto far sospendere i lavori, per via della guerra d’indipendenza spagnola. Tornato in patria, nel 1715, insieme ad un gruppo di artisti francesi, ha saputo trasformare il palazzo in uno dei centri d’arte più importanti di Monaco.

Dopo di lui, anche suo figlio, Carlo VII, ha portato un importante contributo a Nymphenburg: l’Amalienburg, un casotto di caccia in stile rococò costruito nel parco tra il 1734 e il 1739. Si trattava di un regalo per la moglie Maria Amalia, che sembrava amare più i suoi cani che le sue damigelle. Quella sala circolare, decorata in madreperla e arricchita con specchi e finestre, a prima vista ti può sembrare più grande di quanto lo sia in realtà, e anche per questo è considerata uno dei capolavori architettonici europei della prima metà del XVIII secolo.

Di generazione in generazione, il parco, con i suoi 200 ettari, è stato abbellito da diversi altri padiglion, come l’Apollotemple, un piccolo tempio neoclassico eretto a metà del 1800, il Bademburg, un padiglione barocco all’interno del quale si trovano i bagni e la prima piscina piastrellata e riscaldata e il Pagodenburg, un padiglione ottagonale che veniva usato per ricevere ospiti e per il riposo.

Il giardino, pensato inizialmente all’italiana, è stato sistemato in stile francese, ed è poi stato rifatto all’inglese su volere del principe Carlo Teodoro, che ha deciso di aprirlo al pubblico nel 1792.

Nymphenburg, l’interno

Le sale interne di Nymphenburg contengono arredi e opere d’arte che vanno dal periodo del barocco a quello del classicismo. Dopo aver varcato la Steinerner Saal, la grande hall, che è stata ridisegnata in stile rococò, non perderti la stanza per eccellenza, la Schönheitsgalerie, la Galleria della Bellezza. Commissionata da Ludovico I di Baviera, ritrae tutte le donne più belle della città, senza tener conto della loro classe sociale. Notevole è La bella di Monaco, la figlia di un sarto.

Nello stesso padiglione sud è anche possibile visitare la camera da letto reale, decorata con dipinti sublimi e arredata con mobilio pregiato, tra cui il letto in cui è nato il re Ludovico II di Baviera. Quel re.

Dopo aver visitato il palazzo, non perderti le ex scuderie, al cui interno è situato il Marstallmuseum, il Museo delle Carrozze. Tra le più importanti, sicuramente quella utilizzata nel 1742 per l’incoronazione dell’imperatore Carlo VII, e le indimenticabili slitte che Ludovico II utilizzava d’inverno per spostarsi da un castello all’altro.

Al primo piano, poi, c’è un’interessante collezione delle porcellane di Nymphenburg, che derivano dalla fabbrica fondata nel 1747.

Per maggiori informazioni sui nostri tour dei castelli della Baviera, clicca QUI.

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Krizia Ribotta

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2010, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, sta per esordire come travel blogger con il suo primo ebook dedicato interamente a consigli, recensioni e confidenze sui viaggi.
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